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Roma ha avuto da sempre un continuo rapporto con l’acqua: dal fiume Tevere, che la attraversa; dalla conformazione geologica del suolo sul quale la città è costruita e che soprattutto in passato dava luce a numerose sorgenti d’acqua.

In particolare i romani hanno sempre curato l’aspetto dell’acqua come bene pubblico.
Sono, infatti, pienamente integrati nella città i numerosi acquedotti, cisterne, ninfei e terme dell’antica Roma.
Già allora esistevano fontane pubbliche e oggi se ne possono contare quasi 2000.
Tra le tante meravigliose fontane di Roma, in questo articolo vogliamo descrivervene una che non brilla affatto per bellezza o stato di conservazione, ma piuttosto per la sua funzione.
E’ forse la più antica fontanella esistente ad uso di cani e gatti.
Si può trovarla alle spalle del Lungotevere Tor di Nona, in Piazza San Salvatore in Lauro, così chiamata per il boschetto di alloro che, qualche secolo fa, proprio lì prosperava giungendo sino alla riva del Tevere.
Questa fontanella fa parte del gruppo, abbastanza cospicuo a dir la verità, delle fontane cosiddette itineranti, quelle, cioè, che hanno cambiato almeno una volta ubicazione nel corso della loro esistenza.
La fontana, infatti, originariamente si trovava, dall’anno della sua costruzione, il 1579, su volere di Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni, papa dal 1572 al 1585, in Via di Panico, all’altezza del civico 62.
Venne poi da lì rimossa, a seguito di lavori di risanamento urbano, negli anni venti del secolo scorso, e collocata dove si trova oggi, già in condizioni abbastanza malandate.
Guardando la facciata della chiesa di San Salvatore in Lauro, fondata nel XII secolo ma poi ricostruita più volte, la nostra fontanella si trova sulla sinistra, appoggiata alla parete del Palazzo dei Piceni, convento attiguo alla chiesa.
La Fontana del Leone, così si chiama ufficialmente questa sorgente di acqua fresca, è costituita da un semplice grottino a scogliera, che forma una nicchia sulla parete del palazzo, circoscritta da due pilastrini, al centro del quale si trova una testa di leone di marmo bianco, così rovinata da assomigliare di più ad un pupazzo di un barboncino tutto mangiucchiato.
Dalla bocca del leone esce un filo d'acqua, all’altezza da terra di poco più di trenta centimetri, che cade in una piccola vasca incassata al suolo.
Sopra la cornice della fontana si trova una targa in marmo contenente un'iscrizione in latino risalente sempre al 1579, la cui traduzione è:
“Come in Campo Marzio un lupo più mite dell'agnello versa dalle fauci le Vergini Acque per il popolo, così anche qui un mite leone più mite di un capretto versa dalla sua bocca la limpida acqua cui presiede la Vergine. Nessuna meraviglia: il pio drago che impera sul mondo intero ha reso col suo esempio ambedue mansueti”.
Questa iscrizione fa riferimento alla provenienza dell’acqua.
Le “vergini Acque” e “la limpida acqua cui presiede la Vergine” sono un chiaro richiamo all’acqua vergine, ovvero quella proveniente dall’acquedotto dell’acqua vergine, fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa nel I secolo a.C. per rifornire di acqua la zona di Campo Marzio.
La più famosa fontana che utilizza quest’acqua è la Fontana di Trevi.
Ma tornando all’iscrizione, questa cita una seconda fontana, non più esistente, che si trovava in via della Lupa e di cui oggi rimane solo una lapide che la sovrastava, posta oggi in via dei Prefetti.
Il “pio drago che impera sul mondo intero” è invece il drago dello stemma araldico della famiglia del papa Gregorio XIII.
Possiamo testimoniare che questa fontanina svolge effettivamente la sua funzione di dissetare tutti i cani ed altri animali che passando per la piazza, come se avessero sempre saputo di trovarla lì, si dirigono a bere dei sorsi di acqua fresca.
A noi è bastato attendere qualche minuto per vedere apparire il primo cane, come mostrato dalle fotografie di questo articolo.
In questo caso era un cane di razza con il proprietario al seguito, ma ci raccontano che, nelle calde notti d’estate, siano molti i cani raminghi che vengano a trovare presso questa fontana un momento di sollievo, soddisfando la loro sete.
Vogliamo citare anche una seconda fontana presente a Roma dedicata agli amici a quattro zampe: questa si trova in via Veneto ed è molto più recente di quella del leone.
Fu costruita su volere di Mister Charlie del GUI bar, proprietario di due cani di grande taglia, ed è stata da poco restaurata.
Queste fontane, forse perché dedicate ad un utenza diversa da quella umana, ci mostrano proprio il senso primario della loro funzione, facendoci dimenticare lo stile e l’estetica, ma trovando il loro pieno grato compimento nell’unione naturale dell’acqua e della sete.

DOVE

Piazza San Salvatore in Lauro